Atreyu e la storia infinita (del marketing)

29 maggio 2017

  

Sintesi

Prima ancora di parlare di strategia di marketing è fondamentale il nostro modo di pensare. Ognuno di noi infatti può scegliere chi essere, ma per riuscirci è necessario prima di tutto iniziare a pensare chi vogliamo essere.

 

Davanti lo specchio magico

Il primo motivo per cui falliamo? La nostra mentalità. Spesso evitiamo di guardare il nostro vero io, indossiamo delle maschere, e troviamo delle giustificazioni ai nostri fallimenti.

La mia giornata, quasi sempre, inizia con il dedicarmi alla pratica del T'ai Chi Ch'uan. Uno degli esercizi che più amo di questa arte marziale si chiama Zhan Zhuang, letteralmente "stare in piedi come un palo", tant’è che in italiano di solito questo esercizio è conosciuto con il nome "del palo" o "dell’albero".

Si tratta di un esercizio comune a molte arti marziali, allo yoga, e più in generale a chi pratica meditazione. Un esercizio semplice da un punto di vista fisico, ma che richiede un notevole sforzo per la mente.

Lo Zhan Zhuang non è altro che una forma di meditazione, la quale permette di liberare l’energia interiore, e di conseguenza la propria mente (argomento che ho già trattato in altri articoli come ad esempio"Il Sig. marketing e la mente vagante.").

Mentre meditavo e lasciavo liberi di "vagare" i miei pensieri, è emersa dai miei ricordi di bambino una scena del film "La Storia Infinita". È così che questa pellicola mi ha ispirato nella stesura di questo articolo.

La questione su cui mi voglio soffermare oggi non è prettamente un elemento "di marketing", ma una condizione di base, un fattore che non solo permette a chi è come me un consulente marketing di fare bene il proprio mestiere, ma a chiunque, di riuscire a raggiungere qualsiasi tipo di obiettivo.

Ho già trattato in questo blog di come la nostra mentalità può influenzare la nostra strategia di marketing, arrivando anche a renderla inefficace (vedi l’articolo Marketing: 4 atteggiamenti mentali che lo limitano).

Lao Tzu insegnava a tal proposito che: "Chi conosce gli altri è sapiente, | chi conosce sé stesso è illuminato. | Chi vince gli altri è potente, | chi vince sé stesso è forte".

Facciamo un piccolo passo in dietro e torniamo al 1984, quando usciva nelle sale il film di Wolfgang Petersen. Uno dei principali personaggi del film, e del romanzo da cui quest’ultimo è tratto, è Atreyu.

Atreyu ha il compito di salvare il regno di Fantàsia dall’imminente distruzione ad opera del "Nulla". Nel corso della storia, come ogni eroe che si rispetti, dovrà superare una serie di prove per raggiungere l’ "Oracolo del Sud". L'Oracolo è l’unica entità del regno di Fantàsia a sapere come impedire al "Nulla" di distruggere il regno.

L’ultima prova che Atreyu deve superare prima di raggiungere la sua destinazione è attraversare la Porta dello Specchio Magico. La prova più difficile tra tutte, perché:

"Posti di fronte al loro vero io, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando!".

La prova dello Specchio Magico è la più difficile perché molto spesso inganniamo noi stessi. Cerchiamo la giustificazione ai nostri fallimenti, anziché dentro di noi in, in fattore esterni.

Un bel completo non fa il professionista

Quando ho iniziato la professione di consulente di marketing, ho aperto l’ufficio, l’ho arredato, mi vestivo quasi tutti i giorni in giacca e cravatta, e così via… nonostante l’apparenza del "perfetto libero professionista", nella mia testa però continuavo a pensare da dipendente senza rendermene conto. Ad esempio continuavo a rispettare gli orari di lavoro dell’azienda dove lavoravo prima. La stessa pausa pranzo continuava ad essere per me di soli 45 minuti.
Le mie abitudini, il mio stile di vita, erano quelli di un dipendente.

Tutto questo ovviamente si rifletteva anche nella gestione del lavoro e nei rapporti con i clienti. Imputavo di fatto i miei insuccessi al fatto che ero all’inizio della mia attività, che la crisi era al suo massimo picco (correva l’anno 2009), e così via…

Poi una sera, mentre guardavo in TV una serie televisiva, assistetti al dialogo tra due attori. Il primo (il capo) chiedeva alla giovane assistente cosa avrebbe voluto fare da grande, quest’ultima seppur irritata dalla domanda, rispondeva che era già grande e che sapeva cosa stava facendo. Il capo allora controbatté affermando: "forse sai che fai l’assistente, ti comporti anche da assistente, ma continui a pensare da studente, solo quando deciderai nella tua testa di essere un’assistente allora lo sarai veramente".

In quel momento dentro di me si accese qualcosa. Ovviamente non era certo merito di quella serie televisiva, ma in qualche modo in quel momento una serie di nozioni e conoscenze che avevo acquisito dentro di me emersero. Presi coscienza che ero il capo di me stesso e soprattutto che le regole alla mia vita, al mio lavoro, ero solo io a poterle decidere.

Comprendo che questo può sembrare banale, ma per ognuno di noi il passaggio più difficile per crescere è quando dobbiamo abbandonare vecchie abitudini per acquisirne di nuove.

La mia attività di consulente marketing è decollata dopo che nella mia testa ho deciso, ho interiorizzato, che ero un consulente marketing, competente e preparato.

La pratica della meditazione, anche se non è strettamente connessa con l’attività di marketing, mi permette ogni giorno di mettermi davanti ad uno specchio e comprendere i miei limiti. Comprendere i blocchi che la nostra mente ci pone è fondamentale per poter crescere prima di tutto come persona, e se ciò avviene, si cresce anche come professionisti.

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La domanda che dobbiamo porci è la seguente: "come può un cliente credere in me, se io stesso non ho fiducia nelle mie capacità?"
Possiamo indossare un completo firmato, un orologio di marca, usare un’auto appariscente, ma questo non farà di noi un grande consulente marketing. Solo quando interiorizziamo dentro di noi che siamo dei grandi professionisti, allora lo diveniamo realmente.

Il maggior nemico della nostra strategia di marketing siamo noi stessi, ecco perché insisto sempre molto sull’importanza di guardare e cercare dentro di noi stessi i motivi dei nostri insuccessi. Come Atreyu, dobbiamo avere il coraggio di metterci davanti allo specchio e guardare chi siamo veramente.

Atreyu e la prova dello specchio magico

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